L’importanza del mare

Lettera di un’educatrice ai bambini di Fata.

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Io non so cosa voglia dire vivere in una casa con tanti bambini, che non sono tuoi fratelli e tue sorelle, e con adulti che non sono i tuoi genitori.

Io non posso immaginare cosa significhi ritrovarsi in un nuvolone nero di sentimenti che ti stanno stretti ogni volta che pensi a mamma e papà.

Io non so cosa voglia dire ritrovarsi ogni giorno a ricostruirsi, mettendo insieme i pezzi, con la paura di non riconoscersi, o di riconoscersi troppo in qualcuno che si teme.

Tante cose io non so, nonostante i tanti insegnamenti di vita che bimbi come voi ogni giorno, da tanti anni, mi state dando.

Però vi ho guardati, ammirati, vi ho accompagnati negli anni a scuola, nell’incontrare chi ha deciso al posto vostro, cercando di fare il vostro bene, oppure pensando solo a se stessi. Vi ho visto piangere, ma molto più spesso ridere. Vi ho visto cadere, ma molto più spesso alzarvi in volo con una forza inimmaginabile.

Una delle cose più belle, però, è stato vedervi in vacanza. Bambini che non avevano mai conosciuto il mare, o semplicemente che non avevano mai potuto permettersi il relax, il rilassarsi, il distrarsi da tutto e lasciarsi andare a vivere la giornata.

Meravigliosi, nel giocare senza pensieri. Pensieri e preoccupazioni lasciate a casa, temporaneamente rinchiuse in una gabbia del “quotidiano” che in vacanza non è concessa, è troppo pesante da trasportare nei bagagli insieme ai costumi e agli ombrelloni.

Ho visto tante persone andare in vacanza, ma nessuno mi è mai parso libero come voi, bambini speciali, quando giocate sulla sabbia. Forse, chi ha pesi enormi sulle spalle, quando può concedersi di lasciarli a terra, può volare molto più in alto degli altri.

 

Per questo servono le vacanze, per questo serve il mare, la montagna, il poter partire. Per lasciare per un po’ preoccupazioni pensieri e paure. E giocare per un pochino ad essere bambini spensierati. Spensierati come gli altri bambini